Il Prefetto vigili sul Consiglio comunale petilino. lo chiede Giovanbattista Scordamaglia con una propria missiva.
Le dimissioni dei Consiglieri di minoranza "Insieme Per Petilia" non sarebbero state gestite nel Consiglio comunale presieduto da Ferdinando Militerno nel rispetto formale e sostanziale della prassi e del Tuel. Lo ritiene Giovanbattista Scordamaglia candidato a sindaco nell'ottobre del 2021 che ha chiesto al Prefetto di valutare " la regolarità complessiva delle procedure adottate". Restando " a disposizione per ogni ulteriore chiarimento o documentazione utile" Scordamaglia ha voluto sottoporre alla attenzione prefettizia ciò che nelle ultime settimane si è registrato nella Civica Assise dalla quale si è dimesso l'intero gruppo di minoranza ed anche i Consiglieri neo surrogati hanno deciso di dimettersi. Per il momento "congelate" le dimissioni di Fabio Carcea, in Veneto per motivi di lavoro,. Le sue dimissioni, inviate via pec al protocollo comunale non sono state accettate perché a detta del presidente Militerno devono essere presentate di persona al protocollo dell’Ente. Anche nella seduta del 9 dicembre, gli ultimi convocati, come si comunica nella lettera al Prefetto " il Presidente del Consiglio ha affermato a verbale che le dimissioni non potessero essere rassegnate e accettate in Consiglio, ma solo mediante presentazione personale al protocollo, posizione che non trova riscontro né nell’art. 38 né nell’art. 45 Tuel né nella prassi consolidata, che riconosce piena validità alle dimissioni rese in aula e riportate a verbale come manifestazione di volontà immediatamente efficace.
A ciò si aggiunge- per Giovanbattista Scordamaglia - una criticità di rilevanza formale e sostanziale:i consigli comunali convocati per le surroghe non risultano tenuti nei termini previsti dall’art. 38, comma 8, del d.lgs. 267/2000, il quale impone l’adozione della delibera di surroga entro il termine massimo di dieci giorni.Tale scansione temporale, che il legislatore ha voluto particolarmente stringente, non è una mera formalità procedurale: essa risponde all’esigenza di assicurare la tempestiva ricostituzione dell’organo elettivo, evitando situazioni di vuoto politico e amministrativo". A detta dell'ex Coniglie comunale "la dilazione dei tempi, come avvenuto nel caso di specie, risulta ancora più grave per due ulteriori ragioni:. non si trattava della surroga di un singolo consigliere, ma della ricomposizione di un organo elettivo profondamente inciso da dimissioni multiple e contestuali;. in simili contesti, il ritardo nella surroga comporta una compromissione significativa della capacità deliberativa del Consiglio, con il rischio concreto di distorsione dell’attività istituzionale e amministrativa" a dispregio dell'equilibrio istituzionale del Comune e sull’effettività della rappresentanza democratica.
Francesco Rizza
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