Unamime solidarietà a Santa Severina e nel Marchesato Crotonese per Renato Cortese, il responsabile della Sezione catturandi che arrestò Bernardo Provenzano nel 2006, fra i condannati nel processo per l'arresto di Alma Shalbayeva - moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov - espulsa nel 2013 insieme alla figlia Alua. Dal momento della diffusione della notizia numerose le prese di posizione nella "nave di pietra", come è conosciuta la cittadina santaseverinese dove Cortese è nato ed ha studiato presso il Liceo "Borrelli" prima del trasferimento a Roma dove ha conseguito la laurea in giurisprudenza prima di entrare in polizia. "La condanna di Renato Cortese - ha scritto il sindaco Lucio Giordano - emessa dalla corte di appello di Firenze lascia interdetti. Qualcuno dice le sentenze non si discutono , io dico che questa condanna fa discutere , fa discutere il fatto che la procura generale aveva chiesto l’assoluzione, chi rappresenta l’accusa aveva chiesto l’assoluzione , ed il giudice lo condanna. Vale a dire difesa ed accusa concordano nell’assoluzione ed il giudice dice vi sbagliate. Fa discutere che la corte di appello di Perugia lo aveva assolto e la cassazione invece dice rifate il processo e fatelo a Firenze. Fa discutere il fatto che questa sentenza abbia indignato una nazione. Fa discutere che questa sentenza fa perdere la speranza a chi la speranza l’aveva riacquistata. C’era una città Palermo, esasperata che si sentiva ostaggio della mafia, che si sentiva abbandonata dallo Stato che lasciava morire gli uomini migliori. Una città dove lo Stato non poteva nemmeno partecipare ai funerali dei suoi uomini. Il capo della polizia del tempo costretto ad abbandonare la chiesa dove si svolgevano i funerali .Renato - conclude Giordano - ha riscattato lo Stato in quella città, ha liberato dalla mafia quella città, ha dimostrato alla Nazione che lo Stato poteva vincere la mafia. Quella città lo aveva ripagato con la cittadinanza onoraria dalla prima ingiusta condanna, chi glielo dice ai palermitani che lo Stato ha condannato nuovamente Renato, chi glielo dice a quei poliziotti che gli hanno tributato un applaudo infinito . La condanna di Renato e’ una ferita inferta alla Nazione, e’ una condanna che fa discutere perché non si capisce più da quale parte sta lo stato"'.
Francesco Rizza
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